//Storie della nostra vita parte due.

Storie della nostra vita parte due.

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Questa mattina mentre predisponevo un tardivissimo backup dei file contenuti sul mio portatile, mi sono messo a vagare nei meandri delle cartelle sparate alla rinfusa nel mio disco di backup.
L’articolo porrebbe chiamarsi “Boia come sei invecchiato” infatti stavo per fare un articolo clone di Storie della nostra vita, ho ritrovato il fotti password versione login e solo a metà articolo mi sono ricordato.

Ma niente è perduto infatti nella cartella c’era anche un altro programma malefico, chiamato destroy che usavano quando in laboratorio le macchine erano occupate. I laboratori dell’anonimo dipartimento di informatica (ricordatevi che c’abbimao famiglia) avevano una angolo soppalcato dove c’erano 4 macchine vecchissime dalle quali  era impossibile usare qualcosa di diverso dal terminale. Quando le più potenti macchine “del pian terreno” erano occupate noi giovani criminali, ci collegavamo del soppalco e con l’auto di ssh (col parametro -x mi pare) lanciavamo da remoto su uno dei PC di sotto il nostro divino codice e osservavamo sghignazzando. Il codice era questo:

#include<stdlib.h>
 
char*s;
 
main()
{
        while(1)
        {
                fork();
                s=malloc(10024);
        }
}                          

Nato durante la lezione di programmazione, dalla frase del prof “attenti ai malloc nei cicli, se fate un ciclo infinito piantate la macchina”,  in circa 10 secondi riusciva rendere inutilizzabile una macchina e a liberarla per i nostri malefici scopi. Infatti molti utenti si alzavano subito infastiditi (ovviamente ridendo come pazzi prendevamo nota delle nuove bestemmie apprese), per altri servivano anche tre blocchi consecutivi. La maggior parte delle macchine liberava la memoria entro pochi minuti, ma loro mica lo sapevano.

Alla prossima